"La protesta da me fatta in questi giorni per la mancanza di spazio negli appositi contenitori per lo smaltimento della carta (e per il vero anche del vetro e della plastica) e la relativa esperienza da me maturata, nasce, e di questo Vi ringrazio, dalle vostre iniziative per un migliore sistema di raccolta e di riciclaggio dei rifiuti, grazie alle quali a casa e nel mio studio abbiamo iniziato a separare i rifiuti.
Qui voglio però riflettere, insieme a Voi, sulle ragioni più profonde che hanno determinato l’attuale situazione pietrina, che per me rappresenta, in piccolo, l’intero meridione. La situazione infatti della pulizia pubblica mi pare la metafora dell’intera nostra società
Innanzitutto, e per quanto assurdo, devo subito riferire l’assoluto sconcerto nel sentirmi ringraziare dal Sindaco per essere stato il solo a segnalare il problema. Infatti ciò significherebbe:
a) che nessun altro cittadino pietrino è minimamente interessato alla raccolta differenziata della carta,
b) che il Sindaco e tutto l’apparato politico-amministrativo, comprese le forze ufficialmente di “opposizione”, non girano per le strade, non si avvicinano alle c.d. “campane”, in una parola, ignorano del tutto il problema della pulizia e dell’igiene nel nostro centro abitato.
In realtà però quello che più mi colpisce e continua a colpirmi, non è tanto l’indifferenza dell’intera classe politica,quanto quella, assoluta, dell’intera comunità pietrina. Sono infatti allibito (oggi si usa anche dire: “basito”) e comunque stupefatto (io non smetto mai di stupirmi) nell’osservare come si sia diffuso un atteggiamento di passiva rassegnazione nel costatare, prima, ed accettare, dopo, il quotidiano degrado.
Fino a qualche giorno fa sarebbe stato impensabile anche solo pensare che la nostra bella piazza (che ufficialmente si chiama “Corso…”) e la strada principale (Via Stefano di Blasi) rimanessero sporche ed invase da cartacce, bottiglie di plastica e di vetro, ecc. ecc.. I Pietrini erano sì abituati alle strada sporche della periferia, ma il loro salotto buono erano avvezzi a vederlo spazzare ogni mattina. Da qualche giorno questo non avviene però più. Nessuno spazza queste importanti arterie. Ma al tempo stesso nessuno si indigna. Nessuno accenna al problema. Pensavo: forse i bar faranno una protesta, i “notabili” alzeranno la voce, i pensionati delle società balzeranno finalmente dalle loro sedie per andare a protestare sotto i balconi del Comune, i Parroci lanceranno i loro sacri strali nello domenicali omelie, gli insegnanti porteranno gli alunni a vedere questo scempio così da segnalare loro un esempio da non seguire, le associazioni (ma quali??, prendono tutte, più o meno, soldi dalla politica) inviteranno i loro adepti a sostituirsi ecc. ecc.. NULLA. NON E’ SUCCESSO NULLA se non l’accettazione di questo degrado.
Ma siccome al peggio non c’è fine appena due giorni fa, in pieno giorno, verso mezzogiorno, tre cavalli hanno invaso la piazza ed ovviamente, hanno lasciato le “profumate” tracce di questo loro passaggio. Ebbene ad oggi, 31 luglio, sono ancora lì, sul marciapiede della nostra Piazza. Nessuno ha pulito. Nessuno ha segnalato. Nessuno si è indignato. Nessuno…
Probabilmente a Pietraperzia a Nessuno interessa la cosa pubblica. O per meglio dire la cosa pubblica interessa solo a condizione che sia indirizzata al proprio esclusivo e particolare interesse e problema.
E’ facile concludere che, se una collettività è giunta al punto di ignorare perfino il bene primario della pulizia pubblica, dietro il quale sta immediatamente il bene della salute pubblica, come volete che possa interessarsi a problemi (un po’ più pesanti) quali la mafia, la sua diffusione, la sua accettazione, la disoccupazione, la corruzione, ecc. ecc.
Certo sarebbe interessante chiedersi perché Pietraperzia (e l’intera Sicilia, il meridione) sia caduta (?) così in basso. Io non ho la risposta in tasca. Posso solo manifestare questa mia sensazione: mi pare che ciò sia comodo per tutti. Nessuno deve sforzarsi più di tanto. Tutto è permesso, tutto è consentito. Meglio così, non vi pare?
Io credo che uno spunto potrebbe venirci da quanto ho letto sull’ultimo numero dell’Espresso, in un servizio sull’Afganistan: per l’autore in quel Paese “..il consenso popolare non conta nulla…” perché ciò che vale è ben altro: i signori della guerra, i talebani, la violenza. Ora, io penso che anche da noi il consenso popolare non conti nulla. E da tanto le conseguenze di cui sopra. Ma il discorso si è fatto lungo e sarebbe interessante riprenderlo. Vi va?
Pietraperzia, ho iniziato a scrivere che era ancora il 31 luglio di questa calda estate 2008 e finisco al 1 agosto".
Salvatore Bevilacqua