Problema sicurezza, ma non solo…

24 Novembre 2011

1) Pietraperzia a prima vista si presenta come un paese tranquillo, con innumerevoli problemi, soprattutto di carattere economico, ma sostanzialmente pacifico dato che ci conosciamo più o meno tutti.
Purtroppo non è così e tutti noi ne siamo a conoscenza, solo che si tenta di convivere con il problema “tanto”, pensa ognuno di noi, “a me non interessa”.
La situazione ultimamente sembra però essere peggiorata; infatti numerosi sono stati negli ultimi mesi, gli episodi che hanno portato noi pietrini a pensare e riflettere sul problema della sicurezza in un piccolo centro come il nostro.
Stiamo parlando degli incendi che hanno colpito diverse attività commerciali, ma anche di atti di vandalismo ed inciviltà che ormai a Pietraperzia viviamo come la normalità.
In un’epoca quale quella moderna però innumerevoli sono gli strumenti che ci sono messi a disposizione per individuare i responsabili dei reati e degli atti di intimidazione e vandalismo, compiuti in pieno centro anche se in orari notturni. Primo fra tutti un sistema efficiente di videosorveglianza di cui Pietraperzia dovrebbe essere dotata ma che, ogni volta che capita un fatto di una qualche gravità, sembra non funzionare e diverse sono le scuse che di volta in volta vengono addotte.
Con questa lettera chiediamo che si faccia chiarezza una volta per tutte su alcuni punti oscuri che riguardano questa vicenda:
•    Funzionano o no le telecamere installate nelle diverse zone del paese?
•    Se funzionano, qual è il tempo di registrazione e perché si è detto, quando ce n’è stato bisogno, che invece non funzionavano?
•    Se invece non funzionano, di chi è la responsabilità e cosa aspetta il Comune a farle funzionare?
•    Chi è responsabile della manutenzione del servizio di video sorveglianza?
•    Perché non dotare anche le poche vie d’accesso al paese con delle telecamere, come pure alcuni punti sensibili come il Vallone di Calò e il centro di deposito rifiuti speciali?
2) A proposito di quest’ultimo punto, ci teniamo a sottolineare che la situazione di degrado in cui versa il nostro territorio è andata via via peggiorando, come dimostrano le immagini da noi scattate domenica scorsa e visibili sulla pagina facebook di Polìtes.
In particolare denunciamo che un luogo, il Vallone di Calò, che dovrebbe essere un vanto per la nostra comunità, date le bellezze naturali e paesaggistiche che esprime, risulta a dir poco invaso da rifiuti di ogni genere che rappresentano un pericolo anche per la salute di ognuno di noi, dato che sono certamente inquinanti e cancerogeni.
Dato che le autorità competenti nulla hanno fatto finora, neppure dopo le numerose segnalazioni fatte non solo da noi ma anche dalle forze dell’ordine, noi di Polìtes ci impegniamo a portare avanti una lotta per la bonifica di questo luogo.
3) Altro aspetto che intendiamo portare all’attenzione dell’amministrazione, riguarda la sicurezza legata alla ordinaria manutenzione e pulizia di gradette, tombini, canalette di scolo delle acque e tutto quanto connesso a garantire che anche in presenza di forti precipitazioni la cittadinanza possa sentirsi al sicuro per le strade, come in casa propria. Da quanto tempo non si affrontano tali questioni?
Si tratta di un problema da non sottovalutare e che si manifesta in tutta la sua potenziale pericolosità in un punto preciso del nostro territorio. Il ponte che collega alle Rocche è stato e continua ad essere un luogo comodo dove scaricare materiale di risulta e rifiuti vari, che nel tempo si sono accumulati e oggi ostruiscono totalmente la parte sottostante del ponticello. È vero che li oggi scorre poca acqua ma, come dimostrano gli episodi di Giampilieri, Genova e in questi giorni nuovamente il Messinese, la natura è imprevedibile e le situazioni ambientali possono mutare da un giorno all’altro.
Crediamo sia quindi doveroso far sgomberare quell’area dai rifiuti per la sicurezza di tutti. Subito!!!
4) Altra questione che rivolgiamo direttamente all’amministrazione.
Che fine hanno fatto i soldi da rimborsare alla cittadinanza per le spese sostenute per l’allaccio al metano, che sono arrivati a Pietraperzia ma di cui si sono perse le tracce?
5) Da ultimo vorremmo farci portavoce di alcune segnalazioni fatte da concittadini, a proposito dei pericoli che possono scaturire dall’alta velocità con cui, ormai abitualmente, vengono percorsi alcuni tratti del nostro paese. In particolare le due arterie principali di accesso, la ss… che si immette in viale Marconi, alla fine della quale inizia il centro abitato e che viene invece percorsa da noi tutti ad una velocità troppo elevata, con il rischio di travolgere i pedoni che attraversano la carreggiata. Pensiamo che sia opportuno prendere degli accorgimenti prima che qualcuno possa farsi del male, magari installando delle cunette che facciano rallentare forzatamente e indicando chiaramente l’inizio del centro abitato. Altro luogo critico è diventato l’incrocio della Santa Croce, in prossimità del quale, con i semafori non funzionanti, i mezzi che provengono dal Viale della Pace mantengono alte velocità, forti della precedenza, rischiando di causare incidenti con altre autovetture e soprattutto di investire i passanti (segnaliamo che di recente un cittadino per evitare di essere messo sotto, è indietreggiato bruscamente inciampando e sbattendo la testa). Anche qui crediamo sia il caso di intervenire ripristinando i semafori o mettendo degli ostacoli artificiali (dato che le buche nell’asfalto, causate dalla mancata manutenzione, aiutano ma non risolvono il problema) che facciano diminuire la velocità.
 

Alla scoperta di Munti Ranni

21 Ottobre 2011

Decine di volte avevo sentito parlare di “Munti Ranni” ma, nonostante il vagabondare per le contrade caratteristico della giovinezza, non era mai capitato di recarmi sul posto.
Avevo sentito favoleggiare dell’abbondanza di selvaggina, della grandezza della “Grutta di Testalonga” (le cui dimensioni variavano di volta in volta a seconda del racconto dell’interlocutore), dell’impareggiabile bellezza del panorama che da Pizzu di Cardiddu si apre sul Salso e sul dirimpettaio Munti di li Issi, sulla robba di la Cicutedda, sul feudo della Caprara e su tutto il feudo di Scarcedda e più lontano sino alla “robba di lu Cannitu”. Più volte si era discusso di andare a farvi una visita ma, per uno strano caso del destino, non era mai capitato.
L’occasione mi è stata fornita dagli amici di Polìtes, un bel gruppetto di giovani che, per passione e anche con l’intento di valorizzarli, hanno la graziosa abitudine di andare a visitare ed a scoprire gli angoli più affascinanti, sotto i più vari punti di vista, del nostro territorio rurale.
In una, per fortuna, non troppo soleggiata domenica di settembre hanno organizzato una passeggiata proprio lì. Ed io, gentilmente coinvolto, non mi sono lasciato sfuggire l’occasione.
Dopo esserci ritrovati, tutti insieme abbiamo percorso la strada di Mannari forti e passando per dove un tempo vi era l’abbriviratura di L’Anagargia, siamo arrivati ai piedi del Monte.
Lentamente abbiamo iniziato la salita, passando vicino ad una casa in gesso, quindi ci siamo infilati tra le rocce, passando, tra piante di ferla ormai secche e alberi di pistacchi, per il vecchio sentiero che conduce in cima.
Abbiamo ammirato due bellissime tombe a fornello, scolpite in una bella parete di roccia più a monte, ed a molti non è sfuggita la presenza sul terreno di cocci di ceramica preistorica, chiara testimonianza della presenza di un piccolo villaggetto appollaiato su quel versante soleggiato e su un terreno roccioso e forte dove costruire le capanne e che consentiva loro di godere di una naturale fortificazione. Salvo il vero abbiamo potuto notare l’assenza di ceramica posteriore.
Lentamente, tra pistacchi ed ulivi e, nell’ultimo tratto, camminando sui cristalli di gesso, siamo arrivati a “Pizzu di Cardiddu”, forse l’estrema propaggine sud occidentale del monte. E Lì inebriati dallo spettacolo, ci siamo disposti ad ammirarlo.
La nostra attenzione si è soffermata, oltre che sul dirimpettaio Munti di Li Issi che con Munti Ranni impone al Salso ed alla sua valle una strettoia, anche su tutto il territorio che per migliaia e migliaia di ettari si può ammirare a destra e a sinistra.
Da li, ci siamo spostati nella parte sommitale del Monte che sprofonda in una conca naturale di roccia, con angoli e passaggi probabilmente aggiustati dall’uomo. Il tutto, in un contesto bellissimo di vegetazione spontanea e non. Olivi e pistacchi, residui di attività agricola non molto lontana e poi la caratteristica flora spontanea della puntara ed in più la meraviglia della rilevante presenza del leccio, residuo della vegetazione autoctona che in quel preciso punto, e forse in un altro solo del nostro territorio, si conserva intatta, mai cancellata dal fuoco e da attività moderne di agricoltura. Abbiamo notato numerosi alberelli di leccio, ricacci di esemplari antichi e nuovi germogli, che, a giudicare dalle dimensioni delle foglie, si presentano in una forma varietale probabilmente diversa da quella che siamo abituati a vedere nei parchi e nei giardini.
In un angolo, tra due rocce e vicino ad un olivo, un arbusto di quella che ci e’ sembrata una sughera e sotto a questa una piantina, rarissima nel nostro territorio allo stato spontaneo, il pungitopo.
Bellissimo! Immaginiamo se fosse stata primavera.
Continuando a percorrere il dedalo di passaggetti abbiamo raggiunto il sentiero e abbiamo iniziato lentamente a discendere, per giungere soddisfatti alle nostre automobili. Lì, un paio di bottiglie di fresco vino rosato aperto per l’occasione, ci hanno fatto concludere nel migliore dei modi la bellissima escursione.

Dott. Gabriele Nicoletti

Un ringraziamento da parte di Polìtes all’amico Gabriele per un’articolo che, scritto com’è con passione, pone chi legge in grado di immaginarsi immerso nel meraviglioso paesaggio di Munti Ranni.

Passeggiata a Munti Ranni

9 Ottobre 2011

 Domenica 25 settembre noi di Polìtes con le nostre famiglie ed alcuni amici ci siamo avventurati "lungo le pendici di una montagna, ai più sconosciuta, che tradizionalmente è chiamata “Munti Ranni”.
La maggior parte di noi non sapeva cosa nascondesse questo luogo poco frequentato del nostro territorio e anzi pensava di trovare nulla di più che qualche antico sepolcro sparso qua e là.

Ma a poco a poco che risalivamo il Monte la situazione è cambiata radicalmente
Un mondo si è aperto ai nostri occhi: percorsi di accesso che correvano lungo le pareti nascosti ma perfettamente accessibili, fortificazioni fatte dall’uomo migliaia di anni fa ancora visibili, numerose tombe , misteriosi complessi ricavati nella roccia certamente opera dell’uomo e, in cima, delle vere e proprie viuzze anch’esse scavate nella roccia.
Tutto a testimoniare come un tempo quello sia stato certamente un luogo abitato e molto probabilmente anche un luogo strategico importante e, per questo, ben protetto.
Ma al di là dell’aspetto prettamente archeologico ad averci colpito è stata pure la vista mozzafiato che da lassù permette di affacciarsi sulla valle del Salso e di spostare il proprio sguardo fino a vedere molti paesi anche del nisseno: Delia, Sommatino, risesi, ecc. ecc.
Inoltre sono state tantissime le varietà di piante ed arbusti selvatici incontrati lungo il percorso, di cui noi giovani avevamo sentito parlare (timo alias “sataredda”, il “maschio” del pistacchio alias "scornabecco”, lecci, bella donna alias “minnula krona” ecc. ecc.) ma di cui ignoravamo l’aspetto e sui quali attendiamo da un comune amico un relazione illustrativa.

In breve, Munti Ranni è stata davvero una gran bella sorpresa ed una ulteriore testimonianza della ricchezza del territorio pietrino dal punto di vista storico ambientale e paesaggistico.

Polìtes avversario politico dell’amministrazione?

8 Settembre 2011

 Ne avevamo viste di tutti i colori ma pensavamo che non saremmo mai arrivati fino a questo punto.

All’inizio della scorsa settimana ci recammo in Comune per incontrare il sindaco e proporgli un’intervista su alcuni temi concreti che interessano il nostro paese. Egli si dimostrò sorpreso, ma allo stesso tempo disponibile ad un confronto che, come stabilito, sarebbe stato registrato con una videocamera e poi messo a disposizione di tutti i pietrini su internet. Il sindaco ci diede così appuntamento a venerdì.

Il venerdì alle ore nove, come da programma, tre di noi si recarono nuovamente in Comune, muniti di due pericolosissimi strumenti offensivi: una telecamera e un foglio contenente le domande da sottoporre al sindaco. Quest’ultimo non fu puntuale, ma educatamente lo aspettammo per ben due ore.

Una volta arrivato, il sindaco ci invitò ad accomodarci e, a sorpresa, ci comunicò che non era disponibile a farsi intervistare da noi di Polìtes non essendo né giornalisti, né (parole sue) “un gruppo organico a quest’amministrazione”. Con ciò manifestando chiaramente di essere disposto a rilasciare interviste solo a soggetti interni all’amministrazione.

Visibilmente stupiti sia dal rifiuto, sia dall’ostilità dimostrata, gli chiedemmo spiegazioni e tentammo di convincerlo che non avevamo alcuna intenzione di metterlo in difficoltà con domande a trabocchetto, ma che le nostre intenzioni erano propositive e che l’intervista sarebbe potuta servire per spiegare meglio ai cittadini il lavoro dell’amministrazione. Gli proponemmo addirittura di dare uno sguardo alle domande per rendersi conto di ciò.

Ma niente. Il sindaco si mostrava irremovibile giungendo ad affermare che non avrebbe potuto trarre alcun vantaggio da un’intervista condotta da “avversari politici” (così ci ha definito), con ciò ribadendo la sua volontà di sottoporsi solo a domande provenienti da persone a lui vicine. L’unico spiraglio mostrato durante questo confronto è stata la richiesta, avanzata dallo stesso sindaco, di procedere ad un incontro pubblico alla presenza di un “moderatore”. Ma da che il mondo è mondo un moderatore è chiamato a moderare due posizioni contrastanti. E in questo caso l’unico destinatario delle domande era lui.

Al ché ci alzammo alquanto arrabbiati dicendogli che almeno avrebbe potuto avvertirci in tempo, evitandoci così un’inutile attesa.

Questo il comportamento del nostro sindaco di fronte a tre suoi concittadini. Giudicate voi.

A seguire troverete le dieci domande a cui il sindaco non ha voluto rispondere

1-    E’ trascorso un anno dalla sua elezione a sindaco di Pietraperzia, quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato? Oggi si ricandiderebbe?

2-    Soddisfi una curiosità di tutta la cittadinanza: perché si è arrivati alla rottura con l’ex vice sindaco Pititto e perché dopo mesi non si è ancora provveduto alla sostituzione? Può fare un nome?

3-    Parliamo di Piano Regolatore: non appena eletto promise che sarebbe stato approvato entro pochi giorni, ma dopo un anno niente. È in grado di darci una data certa?

Ha la fiducia nell’attuale tecnico? E se no, pensa di sostituirlo ed entro quanto tempo?

4-    In considerazione dell’attuale crisi e delle ristrettezze economiche dei comuni, non pensa che sarebbe utile iniziare con l’abolizione delle commissioni consiliari istituite in questa legislatura? Sappiamo che è stata addirittura istituita una commissione per decidere se abbattere i pini dell’ex Viale dei Pini. E che ne pensa di diminuire gli stipendi di sindaco e assessori e il gettone di presenza dei Consiglieri?

5-    Crediamo che Pietraperzia stia vivendo gravi problemi di ordine pubblico, segnalati dai numerosi incendi che negli ultimi tempi hanno colpito vari esercizi commerciali. Il Comune ha affrontato una grossa spesa per dotarsi di una rete di telecamere, ma ogni volta che ce n’è stato bisogno non hanno funzionato; perché? Cosa ne pensa di collocare una telecamera ad ogni ingresso del paese, con costi contenuti e maggiore efficienza?

6-    Veniamo alla pulizia del paese; passeggiando abbiamo notato strade sporche e infestate dalle erbacce; come pensa di ripulirle?

Abbiamo apprezzato la realizzazione di un centro di raccolta di rifiuti speciali, ma l’ingresso del paese non sembra il luogo più opportuno; lo sposterete o almeno lo nasconderete?

7-    Mesi fa disse che lo svincolo per Caltanissetta rientrava nelle opere provinciali di prossima realizzazione. Può darci una data?

8-    Si è parlato tanto della realizzazione di un parco eolico. È già stato individuato il sito in cui sorgerà? Porterà dei vantaggi in termini economici per Pietraperzia?

Oltre all’inevitabile impatto ambientale provocato dai pali, pochi sono a conoscenza del deturpamento causato dagli enormi scavi necessari per la realizzazione della linea dell’alta tensione che deve collegare il parco alla centrale. È stato individuato il tragitto di questa linea? E si è posto il problema dello smaltimento dei pali una volta che smetteranno di essere produttivi?.

9-    Qualche giorno fa ci hanno contattato degli archeologi dell’università La Sapienza di Roma che sono venuti a visitare il sito archeologico di Tornambè e si sono detti sconcertati dal totale stato di abbandono e di degrado del luogo. Purtroppo nello stesso stato si trovano praticamente tutti i siti archeologici pietrini, comprese le Carcare di Marano pulite solo un anno fa da noi assieme ad altri volontari. Dato questo stato di cose, come pensate di far diventare Pietraperzia un paese-museo, come proclamato in campagna elettorale? E ciò non le sembra in contraddizione anche con la realizzazione di un parco eolico di enorme impatto paesaggistico?

10-    In conclusione, qual è l’indirizzo strategico che questa giunta vuole dare a Pietraperzia? Si punta sul turismo, sull’industria, sull’agricoltura o su cos’altro?

Carcàre di Marano: confronto fotografico

3 Agosto 2011

Cliccare sull’immagine per guardare le foto.

“Carcari di Marano”: un anno dopo…

1 Agosto 2011

Lettera aperta

Al Sig. Sindaco
All’Amministrazione Comunale
A tutta la Cittadinanza

“Carcari di Marano”: un anno dopo…

Ad un anno esatto di distanza, il Circolo Polites vorrebbe portare nuovamente all’attenzione di tutti il problema della gestione del sito di archeologia industriale denominato “li Carcari di Marano”.
Ricordiamo a chi legge che la scorsa estate il Circolo Polites, la Comunità Frontiera, i proprietari delle Carcare e i tanti volontari accorsi, si impegnarono a titolo gratuito in una faticosa opera di pulizia e risanamento del sito che da anni versava in uno stato di totale abbandono.
L’impegno intrapreso culminò con una manifestazione conclusiva in cui, per diversi giorni, fu possibile visitare il sito, seguire dei percorsi fotografici, visionare il video-documentario da noi realizzato, relativo alle varie fasi di lavorazione e produzione del gesso.
Fu proprio in occasione di una di queste serate che il Sig. Sindaco, dopo aver speso parole di apprezzamento circa il lavoro svolto, si impegnò a sua volta a dare continuità alla nostra opera provvedendo alla gestione del sito. Il Sig. Sindaco parlò inoltre dell’ambizioso progetto di trasformare la vicina cava di gesso (c.d. “pirrera”) in un suggestivo teatro in pietra.
Avendo fin dall’inizio ritenuto quest’ultima intenzione di difficile attuazione, quasi al confine tra il confronto serio con i cittadini e la pura demagogia, ci soffermammo invece sull’esigenza immediata di provvedere alla semplice gestione e manutenzione del sito. La nostra proposta ad assumerci noi stessi, a titolo gratuito, tale compito fu letteralmente bocciata dall’Amministrazione che, quasi infastidita, rispose dicendoci che si sarebbero occupati loro della questione.       
A distanza di un anno siamo ritornati sul sito per constatare che neppure il semplice impegno alla manutenzione è stato mantenuto e che quindi tutto è tornato così come l’avevamo trovato prima del nostro intervento: erba selvaggia ad altezza d’uomo, rifiuti di ogni tipo (aspirapolveri, brandine, fusti di ferro etc.), le antiche fornaci abbandonate all’incuria del tempo.
Tale stato attuale di abbandono e trascuratezza è stato da noi documentato mediante il confronto con alcune foto scattate un anno fa, visibili in Piazza e/o sul nostro sito.
Alla luce di questi fatti il Circolo Polites chiede all’Amministrazione Comunale spiegazioni puntuali circa il suo non operato e quali siano inoltre le intenzioni per l’immediato futuro, dal momento che il sito necessita di interventi urgenti anche a seguito di una serie di crolli avvenuti negli ultimi mesi.
 

Atrocità inaudita!

24 Giugno 2011

Abbiamo per caso scoperto un fatto di una crudeltà indicibile: un cucciolo di cane è stato impiccato e lasciato così morire per soffocamento.
    Il misfatto è stato consumato nei pressi dell’accesso della S.V. per Caltanissetta, in una piccola costruzione che probabilmente doveva servire per l’impianto di illuminazione dello svincolo.
    Ci chiediamo: ma quale crudeltà ed efferatezza può avere spinto una persona ad un simile gesto. Ma la domanda ed il fatto non possono restare nascosti nei meandri della nostra notoria mai abbastanza denunciata omertà perché:
-    dobbiamo sapere e ricordarci che circola tra noi una persona (o più individui) che ben può commettere simili crudeltà;
-    dobbiamo capire la ragione che può scatenare un simile gesto.
    Diciamo subito che chi lo ha commesso E’ UN VIGLIACCO ED UN INFAME. Verrebbe senz’altro voglia di usare espressioni più forti, ma per pudore ci tratteniamo.
        Ciò nonostante (e sempre che sappia leggere: cosa della quale dubitiamo fortemente) vogliamo rivolgerci a questo vigliacco-infame per chiedergli non tanto di fare ammenda o di riconoscere pubblicamente il suo errore, quanto piuttosto di interrogarsi e chiarire a se stesso le ragioni di un simile gesto. Certo e è capace di scrivere aspettiamo che ci risponda. Ma dubitiamo fortemente di ciò.
    Per quanto velleitario, vogliamo fare un ultimo appello: se qualcuno conosce questo individuo, per favore gli parli e lo convinca ad aprirsi con qualcuno (un sacerdote, uno psicologo, un maestro, un amico, ecc. ecc.) per superare le barriere interne che forse neanche lui sa di avere.
    Non sottovalutiamo simili episodi.
p.s.: solo per un senso di naturale pudore evitiamo di pubblicare la foto del povero cucciolo.
 

 

La vittoria del Popolo!

14 Giugno 2011

Una grande gioia si è diffusa ieri in tutta Italia alla notizia del raggiungimento del tanto agognato quorum, necessario per attribuire validità ed efficacia ad una consultazione che altrimenti nulla o quasi avrebbe significato.

il dato importante che è emerso è stata la partecipazione sentita e convinta di decine di milioni di italiani,  di gran lunga la maggioranza del paese, che hanno dimostrato come in Italia sia ancora concesso ai cittadini di esprimere direttamente le loro opinioni su come deve essere il loro paese e a quali valori deve ispirarsi la classe politica nel legiferare. Infatti  il 99% della gente che si è recata ai seggi, lo ha fatto non per esprimere un voto contro qualcuno o qualcosa (Berlusconi come afferma il PD; il nucleare come dice invece il PDL), ma per affermare quei valori che devono essere propri di uno stato democratico e dei quali la nostra classe politica ha dimostrato di non volere tenere conto.

La tutala dell’acqua, bene primario per la sopravvivenza e in quanto tale bisognoso di essere tenuto fuori dalle logiche del mercato e del profitto; la tutela della salute e dell’ambiente rispetto a forme di produzione energetica dannose per l’una e per l’altra; il rispetto della legge che deve essere uguale per tutti.

Sono questi i valori che negli ultimi anni i partiti politici hanno messo in secondo piano e che i cittadini hanno sentito il bisogno e il dovere di riaffermare. E sono orgoglioso di poter dire che l’Italia si è dimostrata unita nel momento più importante, in cui erano in gioco il futuro dei giovani e le sorti del paese.

La vittoria non può che essere dunque dei cittadini e della DEMOCRAZIA che i primi hanno dimostrato di saper onorare recandosi alle urne ed esercitando il loro DIRITTO DI VOTO. Ma questo non deve essere che l’inizio. Chi ci governa deve capire che un corpo di cittadini attenti e interessati vigila sul loro operato ed è pronto ad intervenire, se del caso anche direttamente, quando questi non si dimostrano in grado di tutelare e difendere le esigenze e i bisogni dei cittadini stessi.

Un grazie a tutti quelli che si sono recati alle urne, convinti che il proprio voto sia importante a cambiare in meglio le sorti di un paese che avrà pure tanti difetti, ma che ha dimostrato unità in questi referendum.

Delucidazioni sui quesiti referendari riguardanti la gestione del servizio idrico

4 Giugno 2011

 Quando mancano pochi giorni al voto per i referendum abrogativi del 12 e 13 giugno, ci appare opportuno fare chiarezza sui quesiti referendari e sulle norme che intendono abrogare. In verità ci occuperemo qui nel dettaglio dei primi due quesiti (riguardanti la gestione del servizio idrico), preferendo lasciare gli altri due quesiti (il 3°, scheda grigia, mirante all’abrogazione della legge che prevede il ritorno al nucleare, e il 4°, scheda verde, proponente l’abrogazione della norma sul legittimo impedimento del Presidente del Consiglio e dei Ministri) alla coscienza di ognuno.

Iniziando dal primo quesito, scheda rossa, è necessario specificare che questo propone di abrogare l’art. 23-bis del Decreto Legge 112 del 2008, come modificato dall’art. 15 del D.L. 135 del 2009(meglio noto come Decreto Ronchi). Quindi, se il referendum passasse verrebbe abrogato il solo articolo 23-bis e non l’intero Decreto Ronchi.

Altrettanto necessario è notare che il Decreto Ronchi è intervenuto a modificare l’art. 23-bis con il dichiarato intento di adeguare la normativa italiana sulla gestione dei servizi pubblici locali aventi rilevanza economica alla disciplina comunitaria, mentre la Corte Costituzionale, con la Sentenza n° 24 del 2011 (che ha deciso sull’ammissione del primo quesito referendario e che esamineremo meglio fra poco), ha affermato che le norme italiane sono "piú rigorose di quelle minime richieste dal diritto dell’Unione europea" e che quindi "l’eventuale abrogazione referendaria non comporterebbe alcun inadempimento degli obblighi comunitari" (v. punti 4.2 e 4.2.1)

Premesso ciò, passiamo all’analisi dell’art. 23-bis (come modificato dal Decreto Ronchi): tale norma prevede "il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali" debba avvenire, "in via ordinaria" tramite due possibile vie:

1- a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite (quindi società private, pubbliche o miste) tramite l’indizione di una gara pubblica, nel rispetto dei principi comunitari e dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento e proporzionalità;

2- a società a partecipazione mista pubblica e privata (cioè un socio pubblico e uno privato), ma a tre condizioni:

      a) che il socio privato venga scelto mediante gara pubblica, nel rispetto degli stessi principi previsti lettera a);

      b) che al socio privato siano attribuiti compiti di effettiva gestione del servizio;

      c) e che il socio privato detenga almeno il 40% del capitale.

E’ prevista poi la possibilità di derogare alle procedure ordinarie appena viste quando ricorrono situazioni eccezionali che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, essendo possibile in tali casi l‘affidamento "in house" (cioè affidamento diretto, senza gara) a favore di società a capitale interamente pubblico; in tal caso il Comune deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un’analisi del mercato e trasmettere una relazione all’Autorità garante della concorrenza e del mercato per l’espressione di un suo parere.

Come si nota chiaramente quest’ultima ipotesi è veramente molto remota, essendo percorribile in ipotesi estreme di cui si deve dare adeguata motivazione e ricevere un parere favorevole dall’Autorità garante.

Prima del 2008, invece, i singoli Comuni avevano la possibilità di scegliere se indire una gara affidando il servizio idrico a società private o miste, oppure affidare la gestione del servizio direttamente ("in house") ad una società pubblica controllata dal Comune stesso.

Si aggiunga che il Decreto Ronchi prevede che le gestioni attualmente esercitate "in house" (cioè le gestioni di società pubbliche scelte senza gara) cessino improrogabilmente il 31 dicembre 2011, a meno che le stesse società pubbliche non cedano almeno il 40% del capitale a privati (e il 70% se sono società quotate in borsa).

Dunque, se il referendum non passasse, a fine anno i Comuni in cui la gestione del servizio è affidata a società pubbliche sarebbero posti di fronte un’alternativa secca: o cedere il 40% del capitale a privati (e in questo caso la gestione continuerebbe fino a fine contratto); o non fare nulla (e in questo caso la gestione cesserebbe immediatamente, con la necessità di provvedere secondo le nuove procedure: gara o affidamento a società mista, con socio privato scelto a gara) 

A questo punto è giunto il momento di valutare la reale portata della legge e del referendum. Effettivamente, come sostengono i promotori della legge, questa non impone un vero e proprio "obbligo" di privatizzazione del servizio, perché alla gara possono partecipare anche società pubbliche (giustissimo). Però bisogna considerare il fatto che la stessa legge impone, invece, a tutte le società pubbliche (che magari stanno svolgendo un servizio virtuosissimo ed efficientissimo: penso agli esempi di Milano o di Menfi, ma ce ne sono tanti altri in Italia) di cedere, entro fine anno, il 40% o addirittura il 70% del capitale (quindi la maggioranza) a privati, facendoli entrare, obbligatoriamente, nella gestione del servizio!

A questo punto i favorevoli al Decreto Ronchi affermano che la gara pubblica permette di scegliere la società che offre il miglio servizio al minor costo e che tale società potrebbe essere anche una società pubblica. Peccato però che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare; cioè in teoria questo sistema potrebbe funzionare, ma calandolo nel reale delle nostre società gli esiti potrebbero essere tutt’altro che rosei (come dimostrano i numerosi esempi di gestioni private, non ultimo quello della nostra Provincia ennese):

- innanzitutto non è detto che vi sia una società pubblica che concorra alla gara e quindi i concorrenti potrebbero essere solo privati, o nella peggiore delle ipotesi si potrebbe avere una unica società che si presenta alla gara, con il 100% di possibilità di vittoria (come è già successo nella maggior parte dei casi in cui si sono indette gare per la gestione del servizio idrico) e con la possibilità di fare il bello e il cattivo tempo con un bene pubblico!;

- si dirà che ciò non è possibile perché la società vincitrice deve rispettare gli impegni e le promesse che le hanno fatto vincere la gara (in primo luogo, gli impegni di investimento per la manutenzione delle tubature), ma c’è veramente chi eserciti questo controllo?? Fino ad oggi titolare di tale controllo sono stati gli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali) che hanno dato un pessimo esempio in questo campo, cosicché spesso le società private non hanno fatto gli investimenti a cui il contratto li obbligava (come è avvenuto per lungo tempo nella provincia di Enna), mentre le tariffe sono continuate a salire vertiginosamente (clikka per vedere l’esempio del Comune di Agira, provincia di Enna, dove il servizio è gestito da una società privata, Acquaenna).

Ma, sorpresa delle sorprese, la Legge 42 del 2010 ha previsto che a marzo del 2011 (già trascorso) gli ATO devono essere soppressi!

- infine, l’affermazione che il metodo della gara pubblica garantisca maggiore efficienza non ha nessuna validità nel campo della gestione idrica. Infatti è vero che spesso le liberalizzazioni fanno aumentare l’efficienza e, a volte, anche diminuire i prezzi, ma ciò solo dove è possibile la concorrenza. Invece è chiaro che in questo settore non può esserci concorrenza (non posso scegliere l’operatore preferito come nel campo della telefonia, ma se voglio l’acqua devo rivolgermi a quel solo gestore che la eroga), con la conseguenza che si verrebbero a creare dei MONOPOLI PRIVATI su di un bene essenziale come l’acqua!!!

Quindi, se è vero che non si tratta di un obbligo alla privatizzazione, è altrettanto vero che si tratta di una altissima probabilità di privatizzazione con le possibili conseguenze negative appena viste (conseguenze non ipotetiche, ma già sperimentate nella pratica nei territori, come il nostro, in cui la gestione privata è realtà da molti anni).

Vediamo, adesso, alle conseguenze che porterebbe l’approvazione del referendum:

i sostenitori del Decreto Ronchi affermano che, abrogato l’art. 23-bis, non cambierebbe nulla perché vi è una normativa comunitaria (quindi applicabile anche in Italia) che prevede la stessa cosa (FALSO!!!): come già accennato sopra la stessa Corte Costituzionale (punto 4.2.1) ha affermato che il Decreto Ronchi prevede regole più rigide di quelle comunitarie.

Entriamo allora nel dettaglio: la normativa comunitaria alla quale ci si riferisce è la Direttiva n° 38 del 1993, la quale non prevede assolutamente (come invece fa il Decreto Ronchi) l’obbligo di indire una gara per l’affidamento della gestione dei servizi pubblici; invece la Direttiva prevede che, qualora il Comune decida di affidare la gestione tramite gara (anzicché affidarlo direttamente ad una società pubblica), debba seguire le regole della Direttiva stessa. Cioè il Comune è libero di affidare direttamente il servizio ad una società pubblica senza gara (tanto che nella stessa direttiva si trova scritto "la presente direttiva non si applica agli appalti di servizi assegnati ad un’impresa collegata", art. 13; ed è la stessa direttiva a definire "impresa collegata" quella impresa su cui il Comune "eserciti un’influenza dominante", influenza che si presume quando la maggioranza del capitale è pubblico, art. 1), quindi tornando alla vecchia assegnazione "in house"; ma se dovesse decidere di indire una gara, allora dovrebbe seguire le regole dettate dalla Direttiva.

Ecco quindi quale sarebbe la disciplina che verrebbe applicata nel caso in cui (speriamo) il referendum dovesse raggiungere il suo esito: tornerebbe ad operare la libera scelta del Comune, che ci pare la soluzione migliore, considerando anche il fatto che, secondo l’art. 113 TUEL (Testo Unico Enti Locali) l’affidamento in house (senza gara) può essere effettuato solo a favore di società con capitale interamente pubblico  e quindi non sarebbero possibili clientelismi di sorta a favore di privati. Senza poi considerare che sulle scelte di Sindaco e Giunta i cittadini possono esprimersi tramite il loro voto, mentre gli stessi cittadini non avrebbero nessuna possibilità di controllo sulla gestione che il privato fa di un BENE PUBBLICO!

Avendo speso tante parole per il primo quesito saremo brevissimi sul secondo, scheda gialla, che prevede l’abrogazione dellart. 154 del D. Lgs. 152 del 2006 nella parte in cui prevede che nella determinazione della tariffa del servizio idrico debba tenersi conto dell"’adeguatezza della remunerazione del capitale investito", così permettendo che sulle tariffe (cioè sulle nostre tasche) venga a pesare il profitto che il gestore può ricavare dal servizio. Anche su tale quesito ci sarebbe molto da dire, ma pensiamo sia intuitiva la portata della norma: permettere a privati di trarre profitto da una BENE PUBBLICO!

Ci scusiamo di essere stati tanto prolissi, ma questo è un argomento molto complesso che è stato forse sottovalutato e strumentalizzato. Abbiamo invece voluto fornire un quadro completo ed organico che permetta a tutti di andare a votare veramente informati su ciò per cui si vota.

Restando fermo che ognuno ragiona con la propria testa, speriamo di avervi convinto con il quadro fornitovi, ad andare a votare 2 SI il 12 e 13 giugno per evitare che la gestione dell’acqua rischi di essere privatizzata senza possibilità di scelta dei vostri rappresentati eletti in Comune!

 

Richieste all’ANAS

25 Maggio 2011

Pietraperzia, 11.5.2011

Spett.le ANAS
Direzione Regionale per la Sicilia
Via Alcide De Gasperi, n. 247
PALERMO

Oggetto: richiesta apposizione segnalazione turistica di “Castello” agli svincoli per Pietraperzia e sulle piazzole di sosta della 626 CL-Gela

Per chi percorre la S.S. 626 Caltanisseta-Gela, giunti in prossimità degli svincoli per Pietraperzia si offre la vista dell’imponente Castello dei Principi Barresi di Pietraperzia con l’intatta ed incontaminata vallata, coronata dal rilievo del “Parcazzo” che appare come un secondo maniero.
La visione è resa ancora più suggestiva in questo periodo primaverile quando tutta la campagna è immersa nel verde.

Gli automobilisti e i turisti sono naturalmente attratti da questo spettacolo caratterizzato da un felice e non spesso consueto connubio di storia e natura intatta. Infatti se non fosse che per qualche palo di luce, tutto il resto sembra uscito da un incredibile ma reale Medioevo.

Appare perciò quanto mai opportuno che sui cartelli stradali, esistenti agli svincoli per Pietraperzia della suddetta 626, siano sistemati gli appositi segnali che indichino appunto l’esistenza del Castello in questo Centro.
Anche nelle “piazzole di sosta” poste sia sulla 626 che sulla “bretella”- dalle quali pure si ammira lo spettacolo del Castello tanto è vero che esse ormai costituiscono delle soste quasi obbligate per i turisti che vi si soffermano per fotografarlo –  ben potrebbero essere sistemati cartelli turistici sulla storia del Castello e dell’abitato di Pietraperzia e degli altri punti di interesse archeologico e turistico, così da invogliare verso Pietraperzia e i suoi dintorni quel flusso turistico che, grazie al collocamento di questo Paese sull’asse Agrigento-Piazza Armerina, già inizia ad essere presente, appunto, nel nostro Centro.

Naturalmente e con l’occasione non può trascurarsi di rivolgere un altrettanto accorato appello per la soluzione definitiva della sistemazione dello svincolo all’ingresso di Pietraperzia, nonché per la realizzazione di “murales” di benvenuto nel muro di cemento armato posto alla fine della bretella nei pressi dell’abitato pietrino.

Si rimane a diposizione per ogni altro chiarimento e per eventuali preliminari incontri (ove necessari) per meglio realizzare quanto proposto.

Certi che quanto sopra potrà trovare pronto riscontro, si porgono cordiali saluti.